Una storia condivisa per un futuro di pace
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- Creato: 11 Gennaio 2013
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di RICCARDO BURIGANA «Si tratta davvero di un avvenimen-to storico per il dialogo ecumenico in Africa: con questo convegno si apre un nuovo capitolo della testi-monianza ecumenica a favore della riconciliazione della storia per un futuro di pace»: con queste parole Kate Davson, presidente della Inter-national Ecumenical Fellowship (Ief) ha voluto presentare il conve-gno ecumenico «Healing Wounded History» che si svolge a Mbarara, in Uganda, il 10 e l’11 gennaio prossi-mi.
Si tratta di un passaggio partico-larmente significativo nel rinnovato impegno della Ief per una presenza sempre più attiva nel dialogo ecu-menico, non solo in Europa, per fa-vorire il superamento degli ostacoli che impediscono la testimonianza ecumenica nell’annuncio evangelico. Il convegno di Mbarara è una tappa verso la creazione di un gruppo del-la Ief in Africa, dopo che da anni si sta parlando di questa possibilità. Per Davson si può far risalire que-st’idea alla stessa nascita della Ief, nel 1967, anche se solo nel 2005 si è cominciato a fare qualcosa di con-creto per istituire un gruppo in Afri-ca che tenesse conto della peculiari-tà del dialogo ecumenico nel conti-nente e del suo ruolo nella società. L’incontro di Mbarara è quindi un passaggio particolarmente significa-tivo in questo percorso verso il raf-forzamento del dialogo ecumenico in Africa, anche tenendo conto del tema scelto dalla Ief. Da alcuni anni il tema della ri-conciliazione delle memorie costitui-sce uno degli aspetti centrali del dialogo ecumenico, soprattutto gra-zie al contributo della Chiesa catto-lica che ne ha fatto uno degli impe-gni prioritari della celebrazione del Grande Giubileo dell’Anno 2000. In questi anni si sono sviluppate numerose iniziative ecumeniche per favorire una riconciliazione delle memorie in modo da superare pre-giudizi e ostilità che hanno impedi-to l’approfondimento del dialogo ecumenico. Il convegno di Mbarara vuole es-sere un’occasione particolarmente importante nel cammino di riconci-liazione delle memorie, in un Paese che ha vissuto per anni conflitti e violenze, anche per motivi religiosi. Per questo il convegno, che si svol-ge presso la Bishop Stuart Universi-ty, sarà aperto da una serie di inter-venti tra i quali quello di Joshua Kitakule, segretario generale del Consiglio interreligioso dell’Ugan-da, per introdurre i partecipanti al clima di riconciliazione con il quale i cristiani vogliono contribuire alla costruzione del futuro del Paese africano, anche insieme alle comuni-tà delle altre religioni. Nel primo giorno ampio spazio verrà dedicato alla condivisione del-le esperienze di riconciliazione in Uganda, dove le Chiese e le comu-nità ecclesiali hanno svolto un ruolo che è stato definito, da più parti, “p ro f e t i c o ” proprio per la capacità che i cristiani hanno dimostrato di leggere la realtà in una prospettiva di superamento della conflittualità esistente per la costruzione di un fu-turo di giustizia e di pace. Si parlerà anche dei passi compiuti in Sud Africa, dove si è avuto il passaggio da un Paese dove convivevano “cit-tadini e schiavi” a uno nel quale tutti sono diventati “cittadini”, an-che se questo passaggio non ha si-gnificato la rimozione degli elemen-ti, come la discriminazione tra uo-mo e donna, che impediscono la creazione di una società nella quale tutti abbiano gli stessi diritti, così come i cristiani hanno chiesto e continuano a chiedere. Sempre in questa prima giornata, alla presenza di Yoweri Kaguta Museveni, presi-dente dell’Uganda, ci sarà la presen-tazione del progetto per la creazione di un gruppo Ief in Africa con il quale si vuole promuovere un mag-gior coordinamento delle tante ini-ziative che a livello locale sono già in atto per favorire il dialogo ecu-menico. Alla presentazione del pro-getto seguiranno brevi interventi di monsignor Cyprian Kizito Lwanga, arcivescovo di Kampala, del reve-rendo Stanley Ntagali, arcivescovo anglicano dell’Uganda, del metro-polita Jonah Lwanga, della Chiesa ortodossa dell’Uganda e del pastore John Kakembo, presidente del-l’Unione delle Chiese avventiste in Uganda, proprio per testimoniare la comune volontà ecumenica di prose-guire sulla strada della riconciliazio-ne delle memorie, come parte fon-damentale di un cammino ecumeni-co con il quale giungere al supera-mento della stagione della violenza nel Paese. La seconda giornata sarà dedicata a un confronto sugli strumenti da mettere in campo per l’identificazio-ne e per la rimozione delle radici dei conflitti in Uganda; infatti si prenderanno in esame i progetti, promossi dai cristiani, per la defini-zione di percorsi educativi che aiuti-no a conoscere la storia del Paese africano così da rimuovere quelle presentazioni ideologiche che hanno alimentato ulteriori conflitti. I per-corsi, che sono stati iniziati in questi anni, hanno messo in evidenza quanto questi dipendano dalla si-tuazione culturale, interreligiosa ed economica dell’Uganda e proprio a questi aspetti saranno dedicate rela-zioni specifiche così da approfondi-re il rapporto tra la costruzione del-la pace, le dinamiche economiche e il ruolo dei nuovi mezzi di informa-zione. Il convegno si concluderà con una sessione, la cui presidenza è stata affidata a Paul Kagame, pre-sidente della Repubblica del Rwan-da, nella quale sono previsti gli in-terventi dei rappresentanti delle Chiese e comunità ecclesiali per riaffermare quanto i cristiani consi-derino centrale promuovere la pace, anche attraverso la rimozione degli ostacoli che ne hanno impedito un profondo radicamento in Uganda, mentre in molte realtà africane sia-mo ancora lontani dall’inizio di un dialogo per la riconciliazione della memoria. Proprio per favorire la crescita di questi percorsi di riconci-liazione, nel corso dei lavori con-gressuali, sono previsti momenti di preghiera per ricordare a tutti quan-to il dialogo ecumenico dipenda dalla preghiera. Come ha anticipato Reuss Parker, da anni impegnato in prima perso-na, anche con pubblicazioni scienti-fiche, nella promozione di processi per la riconciliazione delle memorie, si tratta di rafforzare un cammino nel quale si possa fare l’esp erienza di una nuova vita insieme. Secondo Reuss Parker, al quale è stata affida-ta una delle relazioni centrali del convegno, questa nuova vita aiuta a scoprire quanto si possa e si debba fare per “rendere solido” quanto si è cominciato a costruire in uno spirito di condivisione e di riconciliazione che conduce all’unità. Si tratta, sem-pre secondo Parker, «di un lavoro, che mette a dura prova la pazienza delle comunità e dei singoli. Si deve però continuare — ha sottolineato — sulla strada che conduce a cambiare le nostre reazioni a quanto finora ha condizionato la nostra vita nei rap-porti con gli altri». Attraverso que-sto processo, che coinvolge tanti cri-stiani e cristiane nel mondo, si può favorire la purificazione della me-moria, contribuendo in questo mo-do a rafforzare il cammino verso la piena e visibile unità della Chiesa.
© Osservatore Romano- 10 gennaio 2013